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Fight Club - Editoriale Luglio 2007

20 September 2008 No Comment

Vedo ai tavoli donne e uomini, giovani e anziani, principianti ed esperti, e mi chiedo come mai il poker sia diventato passione trasversale, che coinvolge, che accomuna, che lega e che fa litigare.

Forse per le poste in palio e la speranza di un rapido guadagno col minimo investimento; forse per passare una serata diversa lontano da bimbi urlanti e mogli diffidenti; forse perché trainati dagli amici che “vedrai che ti diverti anche tu”; forse per provare a rischiare e sentire l’ebbrezza della competizione una sera ogni tanto… o forse perché, e da buon campano lasciatemelo credere, il poker in fondo è nà livella !

In una vita ormai totalmente ridotta a caste chiuse, standardizzata da alcuni status symbol, etichettata in base al lavoro, alla macchina e al telefonino che possiedi o ti possiedono, il poker è una valvola di sfogo, una sorta di mondo parallelo, ancora a volte un po’ ignoto e per questo motivo più accattivante. Un mondo fatto di persone e non di titoli, fatto di abilità e non di conti bancari; un mondo dove il netturbino ha la meglio sul marchese e l’anziano chiede consigli al giovanotto.

Vivere le giornate del poker è per molti una fuga da una realtà troppo stretta verso un’oasi felice, in cui non contano rimorsi e rimpianti del passato, ma solo ciò che hai davanti; dove sei tu quello che ha davvero importanza, sei tu quello da temere e rispettare, sei tu quello da capire e decifrare.. perché in fondo sei tu che hai davanti quelle due piccole carte coperte.

Sono loro! Il tuo tesoro da custodire gelosamente ma da abbandonare senza rimpianti, da nascondere da occhi indiscreti ma da mostrare fieri e impettiti, progetto e investimento da valorizzare o solida realtà da difendere. Finchè quel mix di plastica e cellulosa bianco e flessibile continuerà ad arrivare tra le tue mani potrai sentirti in gioco, provare ad essere il migliore per una sera, invidiato ma rispettato perchè sei ufficialmente parte del Club, da cui è difficile andar via semplicemente perché non ne hai nessuna voglia.

Un Club che una volta organizzava i combattimenti per pochi eletti in scantinati bui e tra copertoni usati e ora lo fa in sale seicentesche e tra stucchi veneziani; un Club che ora, finalmente, meritatamente, può riscrivere la sua prima regola: non più una caustica promessa di anonimato e di segretezza, ma una fantastica dichiarazione di indipendenza: “Fai conoscerlo a tutti!”

Articolo apparso sulla rivista “Poker Sportivo”

Luglio 2007

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