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Intervista a Luca Pagano – Agosto 2007

22 September 2008 237 views No Comment

Venerdi 27 luglio 2007 Battipaglia è stata teatro del più grande evento pokeristico registrato in Campania. Buffalo Poker, Calling Station e ASD Monte Carlo, tre tra le più importati associazioni della nostra regione, hanno unito le loro professionalità per dar vita ad una serata di bel gioco; come si dice: l’unione fa la forza! Tutto il gotha del poker campano ha deciso di non mancare a questo evento che ha raggiungo un totale di ben 200 giocatori. Immersi nel verde del giardino del Centro Congressi San Luca, in una serata che ha rispecchiato il clima acceso della competizione, aggirandoci tra i tavoli abbiamo potuto ammirare le giocate di due rounders in trasferta : Claudio e Luca Pagano, guest star del torneo.   Prima che la competizione prendesse il via il Luca nazionale, con la gentilezza e la disponibilità che lo contraddistinguono, ha soddisfatto qualche nostra curiosità.  

 

Iniziamo con una curiosità: abbiamo notato che vieni spesso in Campania. Cosa ti lega alla nostra regione, non solo a livello pokeristico, ma anche come luoghi, persone e amicizie?  

 

Prima cosa su tutte basta pensare al mio cognome, Pagano, e ciò fa capire che le mie origini sono collocate qui, infatti il mio nonno paterno è di Castellamare di Stabia e quindi per me è sempre un piacere venire a vedere i luoghi natii del nonno. Cosa da non sottovalutare è che qui si sta benissimo, si mangia bene e i campani sono sempre molto ospitali; quindi per me è un doppio piacere venire qua, dove si può dire che ogni mia visita diventa una festa.  

 

Cosa pensi invece della Campania sotto il profilo pokeristico?  

 

È sicuramente una delle regioni più sviluppata, non solo come numeri ma anche come organizzazione. Tanti parlano di Roma, della Lombardia e di Milano, ma la Campania in questo momento è la punta di diamante, per cui i campani meritano ancor di più che io venga a far loro visita.  

 

Tu sei nato giocatore e poi sei diventato sia organizzatore che voce e volto del poker in Italia. Come riesci a far convivere queste tre figure?  

 

Non riesco a conciliarle, a malapena riesco a farne convivere due, dovendo però rinunciare un po’ a quella di giocatore; ma conto di riuscire ad organizzarmi, magari iniziando a delegare qualche impegno. Il mio obiettivo principale è stato quello di far esplodere il poker in Italia e credo di esserci riuscito nel senso che adesso ci sono realtà, come appunto la Campania, che sono diventate indipendenti, per cui non c’è più bisogno di Luca Pagano per attirare persone al torneo.  

 

Per il futuro cosa dobbiamo aspettarci?  

 

Al di là dei vari tornei che organizzo insieme a mio padre prevedo di tornare a giocare perché ne sento un po’ la mancanza. Devo essere sincero: avevo bisogno di fare un break perché giocavo già da sei/sette anni, disputando non tanto tornei ma concentrandomi soprattutto sul poker on line; ero un po’ assuefatto, un po’ stanco e ho trovato una “scusa” per fare una bella pausa.  

 

Quindi un sicuro ritorno al poker giocato. Assolutamente si…finalmente!   Nell’ultimo periodo in Italia sono emersi nuovi talenti del poker sportivo. Temi che possano farti concorrenza, sia come popolarità che sul “mercato” del poker?  

 

Finalmente sono emersi ed è un fenomeno positivo, ma non credo che la mia popolarità possa risentirne in maniera negativa, anzi è giusto che venga condivisa con altre persone; non sarei così popolare se non ci fossero anche gli altri giocatori. Se il mio valore l’anno scorso era 10 ed ero da solo, adesso che ci sono altri dieci personaggi è vero che divido la mia popolarità, ma allo stesso tempo il mio valore ora è 15, è aumentato, perché in realtà tutti i vari Dario Minieri, Dario Alioto, Robert Binelli non fanno altro che contribuire alla crescita del movimento. Sono giovani che meritano e onestamente non vedo l’ora di trovare qualcuno a cui poter passare il testimone!  

 

I tornei che la famiglia Pagano organizzerà non saranno più targati FIGP. Pensi che questo influenzerà in qualche modo le presenze ai tavoli?  

 

Non lo so, ma credo che comunque i giocatori siano intelligenti e liberi di partecipare agli eventi che più gradiscono; inoltre anche senza il patrocinio della FIGP i circoli affiliati potranno organizzare dei satelliti per i nostri tornei. Con la FIGP non ci sono particolati problemi: si è voluto semplicemente separare l’aspetto commerciale da quello sportivo; il nostro fine è sempre stato quello di organizzare i tornei, promuovendo però il poker come disciplina sportiva. Contesto semmai le modalità con cui si e` arrivati a questa divisione, era in previsione sin dall’inizio ma non c’era poi tutto questa fretta in un momento dove data la confusione, forse, la mia immagine poteva aiutare.  

 

Non essendo apertamente schierati con la FIGP i tornei potranno attirare anche giocatori di altre federazioni, insomma un poker sportivo immune al concetto di fazione?  

 

Esatto! Noi Pagano abbiamo raggiunto un livello tale da non poterci permettere di essere troppo di parte; con mio padre organizziamo quasi un torneo al mese, lavoriamo per i casinò, io sono in televisione e non posso rappresentare solo una parte dei giocatori, non è giusto. In principio, quando bisognava far partire il movimento andava anche bene che appoggiassi una parte, c’era bisogno di fare un po’ di sana concorrenza, ma adesso credo che le varie associazioni se la possono giocare tra di loro ed io, finalmente, posso sedermi e guardare. Ma in realtà, non so per quanto riuscirò a starne fuori!  

 

Azzardiamo una metafora: il poker pensi sia come uno sfavillante fuoco d’artificio, un fiammifero troppo breve per durare o la solida fiamma di una candela?  

 

Facciamo un raffronto con altri mercati, ad esempio quello americano: stanno giocando da trent’anni a questo gioco e si pensava di aver raggiunto l’apice con l’esplosione di Chris Moneymaker, invece il mercato sta tuttora crescendo e prevedo che continuerà a farlo in futuro. Se questa è la situazione americana, con persone che in realtà non hanno mai avuto la cultura del gioco, proviamo ad immaginare cosa può succedere in un paese come l’Italia abitata da un popolo di giocatori. Sono sicuro al 100 per cento che ormai è troppo tardi per fermare il poker!  

 

Parallelamente alla crescita del poker sportivo come movimento pensi ci sarà anche la nascita di un mercato del lavoro?  

 

Sicuramente! Il poker è una vera e propria industria e sono convinto che lo Stato italiano lo capirà, quindi non sarà neanche nella loro intenzione cassarlo; forse lo dovrà regolamentare ed è anche giusto, è una cosa che vogliamo tutti quanti. Io, con la mia esperienza, mi offro come giocatore super partes per suggerire quali possono essere le modalità migliori e gli interventi da attuare per continuare a sviluppare l’industria del poker e, di conseguenza, creare anche nuovi posti di lavoro, nuove professioni.    

 

Oltre che movimento sportivo ed economico, il poker può essere considerato anche una moda che coinvolge sempre più persone, contagiando anche i volti più noti?  

 

Sicuramente! Ho avuto modo di conoscere molta gente a Milano e posso confermavi che si stanno appassionando al nostro poker sportivo: ci giocano praticamente tutti. Proprio in questi giorni abbiamo supervisionato (30/31 luglio) un torneo a Venezia per soli VIP, un Celebrity Tournament ripreso da Sky, che andrà in onda ad ottobre ed è il primo in Italia. Secondo me sarà un’altra piccola ma importante pietra miliare per il movimento.    

 

L’ultimo anno sarà stato sicuramente frenetico: viaggi in continuazione, tornei in cui tutti giocano contro di te e tutti ti cercano. Ti domandi mai: ma chi me l’ha fatto fare?  

 

Si, sicuramente ogni tanto mi viene da pensarlo, soprattutto quando sono a casa; diverso quando viaggio ed entro in contatto con realtà diverse. Vedere come qui stasera tutte queste persone e tutta questa passione per il gioco e anche per me, per il personaggio, è la più grande gratificazione che posso avere; l’affetto di così tante persone è una ricompensa per me, per cui rifarei tutto. Magari un giorno farò un paio di passi indietro, cercherò di conservarmi alcuni spazi, tornerò a fare del gioco la mia attività principale e magari guadagnerò anche di più, ma secondo me quella che ho intrapreso io è la fase successiva del professionismo del giocatore di poker. Si può essere professionisti a poker giocando su internet, sponsorizzati dalle card room, ma anche organizzando e promuovendo questo gioco; io rappresento forse un’evoluzione del professionismo e di questo ne sono fiero, ma non vuol dire che lo farò sempre, attenzione!

 

Carmine “mamma51″ Ferro e Laura Tortora

Articolo pubblicato nell’agosto 2007

sulla rivista Poker Sportivo

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